{"id":1149,"date":"2022-12-24T08:24:27","date_gmt":"2022-12-24T08:24:27","guid":{"rendered":"https:\/\/caicalalzo.it\/?page_id=1149"},"modified":"2022-12-24T08:57:35","modified_gmt":"2022-12-24T08:57:35","slug":"il-territorio","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/caicalalzo.it\/index.php\/il-territorio\/","title":{"rendered":"Il territorio"},"content":{"rendered":"<section class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h4>LE MARMAROLE<\/h4>\n<p>Il gruppo delle Marmarole si presenta come una lunga catena di cime con andamento sostanzialmente ovest-est, che si sviluppa per oltre 13 km tra la Cima Bel Pra e il Pian dei Buoi. Essa viene solitamente divisa in tre settori: il Sottogruppo del Bel Pra (Marmarole Occidentali), le Marmarole Centrali e il Sottogruppo del Ciastelin (Marmarole Orientali).<\/p>\n<p>Le <b>Marmarole Occidentali<\/b> (Sottogruppo del Bel Pra), poste all&#8217;estremit\u00e0 occidentale della catena comprese tra Forcella Grande e Forcella Vanedel, hanno la forma caratteristica di un anfiteatro, rivolto verso nord: vi appartengono il Corno del Doge (2615 m), la Costa bel Pra (2862 m), le cime Bel Pra (2917 m), Scotter (2800 m), Nosoio (2768 m) e la Croda de Marchi (2796 m), legate una all&#8217;altra da una cresta a ferro di cavallo senza marcate insellature, salvo le Forcelle Scotter e il Passo del Camoscio. Quest&#8217;ultimo rappresenta in pratica l&#8217;unico punto di valico &#8211; anche se comunque non comodo e non privo di pericoli &#8211; tra il Pian del Scotter all&#8217;interno dell&#8217;anfiteatro e la Val Rusecco nel versante della Val del Boite.<\/p>\n<p>Da forcella Vanedel (2372 m) hanno inizio verso oriente le <b>Marmarole Centrali<\/b>, che formano l&#8217;ossatura principale del gruppo. Ne fanno parte le seguenti cime principali: la Cresta Vanedel (2725 m), la Pala di Medeuce (2864 m) la cima Tiziano (2802 m), le Cime di Vallonga (2742 m e 2718 m), il Monticello (2803 m), le cime di Val Tana (2750 m), il <b>Cimon del Froppa<\/b>(2932 m), che \u00e8 <b>la vetta pi\u00f9 alta<\/b> del gruppo, e la Croda Bianca (2841 m).<\/p>\n<p>Caratteristico delle Marmarole Centrali \u00e8 il singolare contrasto morfologico degli opposti versanti: quello meridionale \u00e8 fortemente frastagliato ed a precipizio sulla Val d&#8217;Oten, con paurosi burroni e rocce colorate interrotte da profondi canaloni; mentre quello settentrionale \u00e8 pi\u00f9 compatto e presenta un andamento pi\u00f9 dolce, con rocce grige, spesso lastronate e sostanzialmente omogenee, rivestite nella parte inferiore da una rigogliosa vegetazione di baranci.<\/p>\n<p>Il terzo settore \u00e8 quello delle <b>Marmarole Orientali<\/b> (Sottogruppo del Ciastelin), che inizia da Forcella Baion ed \u00e8 costituito da una serie di cime di imponenza ed estensione alquanto pi\u00f9 modesta rispetto a quelle degli altri due settori; lo slancio per\u00f2 delle guglie che fanno capo al Ciastelin ed al Monte Ciarido rendono il complesso interessante.<\/p>\n<p>Difficili e lunghi gli accessi a queste montagne: impegnativa l&#8217;attraversata a sud, ma ben pi\u00f9 difficile quella a nord, voluta e realizzata da Sammarchi, grande amante delle Marmarole. <b>Quattro bivacchi<\/b> segnano le tappe di questo trekking, ritenuto il pi\u00f9 impegnativo delle Dolomiti: il Voltolina, il Musatti, il Tiziano ed infine il bivacco Fanton. Fino a pochi anni fa esistevano ancora cinque ghiacciai, ora disciolti: delle Selle, Froppa de Fora e de Inte, Meduce de Fora e de Inte.<\/p>\n<p>Gli <b>attraversamenti<\/b> della catena delle Marmarole sono turisticamente quasi tutti impegnativi: percorsi che richiedono organizzazione, attrezzatura, esperienza e prudenza adeguate a delle montagne che, malgrado i segni sui sassi lungo le vie, mantengono la durezza e la severit\u00e0 della montagna allo stato selvaggio. Per contro, il mondo delle Marmarole \u00e8 ancora incontaminato ed il muoversi, per chi ama l&#8217;ambiente montano allo stato naturale, offre esperienze e soddisfazioni di una ricchiezza e variet\u00e0 che difficilmente oggi si possono ritrovare altrove.<\/p>\n<p>E tra questi ghiacciai costellati da cime, contrafforti, guglie, pinnacoli, caverne, circhi rocciosi sono nate le leggendarie storie dei <b>Crodares<\/b>, figli delle rocce, del tutto uguali agli uomini ma senza la possibilit\u00e0 di percepire e provare gioia e dolore. Erano sempre tranquilli e indifferenti a tutto, non facevano male a nessuno ma non provavano niente per nessuno perch\u00e9 il loro cuore era di pietra proprio come l&#8217;ambiente delle Marmarole. La regina dei Crodares, che vive in un castello di ghiaccio, \u00e8 Tanna.<\/p>\n<p>Quelli delle Marmarole sono paesaggi che ben si prestano ad alimentare storie fantastiche: le leggende hanno sempre accompagnato i solitari di queste montagne. I cacciatori raccontavano del camoscio mezzo bianco e mezzo nero e i primi rocciatori sostenevano di incontrare anziani uomini e donne con la barba lunghissima dolci e simpaticissimi che offrivano un infuso d&#8217;erbe buonissimo.<\/p>\n<p>Inanellata di leggende la storia delle scalate sulle Marmarole \u00e8 ricchissima di particolari. Un capitolo importante riguarda la prima ascensione della cima pi\u00f9 alta: il Cimon del Froppa. Il protagonista fu Giovan Battista Toffoli detto &#8220;<b>Tita Pet\u00f2z<\/b>&#8220;, cacciatore e guida alpina di Calalzo: raggiunse la cima dal versante nord nell&#8217;ottobre del 1867.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1150&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; onclick=&#8221;img_link_large&#8221; img_link_target=&#8221;_blank&#8221;][vc_empty_space hide_on_mobile=&#8221;&#8221;][vc_single_image image=&#8221;1151&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; onclick=&#8221;img_link_large&#8221; img_link_target=&#8221;_blank&#8221;][vc_empty_space hide_on_mobile=&#8221;&#8221;][vc_single_image image=&#8221;1152&#8243; img_size=&#8221;large&#8221;][vc_empty_space hide_on_mobile=&#8221;&#8221;][vc_single_image image=&#8221;1153&#8243; img_size=&#8221;large&#8221;][vc_empty_space hide_on_mobile=&#8221;&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;40px&#8221; hide_on_mobile=&#8221;&#8221;][vc_separator][vc_column_text]<\/p>\n<h4>RE ANTELAO<\/h4>\n<p>L&#8217;Antelao, con i suoi 3263 m d&#8217;altitudine, \u00e8 la <b>seconda cima delle Dolomiti<\/b>, superata solo dalla Marmolada (3343 m), ed \u00e8 grazie alla sua maestosit\u00e0 e alla sua posizione dominante che \u00e8 detto il <b>Re delle Dolomiti<\/b>.<\/p>\n<p>L&#8217;Antelao \u00e8 delimitato a nord dal gruppo delle Marmarole ed il punto di confine \u00e8 dato da Forcella Piccola; la valle del Boite lo lambisce da ovest fino a sud. Poi troviamo Calalzo, dal quale parte la Val d&#8217;Oten che ci riporta nuovamente a Forcella Piccola.<\/p>\n<p>La struttura del monte \u00e8 compatta, tutta convergente sulla vetta pi\u00f9 alta. Nei pressi della sommit\u00e0 troviamo <b>altre tre cime importanti<\/b>: la Menini (3177 m), la Chiggiato (3163 m) e la Fanton (3142 m), i cui nomi tramandano belle figure dell&#8217;alpinismo dolomitico.<\/p>\n<p>Il versante meridionale domina la media e bassa Val del Boite con uno sbalzo di ben 2300 m di pareti rocciose, solcate dal profondo e ripidissimo canalone detto Val\u00f2n dell&#8217;Antelao.<\/p>\n<p>Il versante occidentale, rivolto verso la conca di San Vito di Cadore e la pi\u00f9 lontana conca ampezzana, \u00e8 caratterizzato dalla lunga schiena settentrionale di lastroni rocciosi, detta Le Laste, lungo la quale sale la via comune alla vetta. A nord-est domina la presenza di <b>due fra i pi\u00f9 spettacolari ghiacciai<\/b> delle Dolomiti: il Ghiacciaio Superiore ed il Ghiacciaio Inferiore, separati fra loro da uno sperone roccioso, che poi si protende verso la Val d&#8217;Oten allargandosi nella lunga dorsale della cima Cadin (2613 m) e del monte Ciauderona (2587 m). Leggendo la descrizione di questi ghiacciai sulla guida Berti del 1956 si pu\u00f2 notare il loro notevole ridimensionamento.<\/p>\n<p>Verso sud-est la montagna presenta un fianco allargato: dalla Cima Fanton, la vetta pi\u00f9 orientale dell&#8217;Antelao, scendono pareti frastagliate ed articolate, che poi lasciano posto a balzi rocciosi intercalati da piani inclinati, successivamente diventano meno ripide e si trasformano in pendii di ghiaie fino ai dolci piani di Campestrin. La bassa dorsale delle Crode di San Piero chiude la parte rocciosa di questo versante, che si prolunga verso est con il verde e panoramico crinale del Monte Tr\u00e0nego (1849 m) esaurendosi poi sopra Pieve di Cadore e Calalzo.<\/p>\n<p>Dal colosso scendono verso la Val del Boite ripidi e scoscesi valloni per lo pi\u00f9 impercorribili perch\u00e9 rovinati da frane o interrotti da salti. Due belle valli scendono invece verso nord-est solcate da rivi glaciali: l&#8217;alta Val d&#8217;Oten e la Val Antelao, entrambe terminano in suggestive forre con due belle cascate.<\/p>\n<p>Nel Gruppo si trovano <b>due rifugi alpini<\/b>: a nord il Rif. Galassi presso Forcella Piccola, ottima base sia per la salita all&#8217;Antelao, sia per la bellissima anche se lunga traversata dei ghiacciai; ad est il Rif. Antelao presso Sella Prad\u00f2nego. Altri rifugi adiacenti sono il San Marco, lo Scotter, il Costa Piana e la Capanna degli Alpini posta alla fine della Val d&#8217;Oten.<\/p>\n<p>Troviamo <b>un solo bivacco<\/b>: il Cosi, posto nei pressi della cima lungo la Via Comune, sulla sommit\u00e0 delle Laste dell&#8217;Antelao, per rendere soccorso ad eventuali escursionisti sorpresi dal maltempo. Il bivacco Brunetta, che si trovava sotto la grande parete sud-ovest nei pressi del Bus del Diau, \u00e8 stato distrutto qualche anno fa da una slavina.<\/p>\n<p>La conformazione compatta dell&#8217;Antelao non consente traversate escursionistiche diametrali del massiccio; invece vari <b>itinerari di grande interesse panoramico<\/b> ed ambientale si sviluppano sui suoi fianchi, e tra loro spicca la traversata dei ghiacciai, che pu\u00f2 servire sia da collegamento tra i rifugi Galassi ed Antelao, sia per il passaggio dall&#8217;alta Val d&#8217;Oten alla Val Antelao, per poi scendere per quest&#8217;ultima a Praciadel\u00e0n, presso Calalzo di Cadore.<\/p>\n<p>La via d&#8217;accesso al Biv. Cosi e l&#8217;ascesa da questo alla vetta dell&#8217;Antelao per la <b>Via Comune<\/b> salgono da Forcella Piccola lungo le caratteristiche Laste dell&#8217;Antelao, placche inclinate molto evidenti per chi discende la Valle del Boite da Cortina. Le difficolt\u00e0 non sono particolarmente elevate, in alcuni punti toccano il 2\u00ba grado, ma non vanno sottovalutate vista la quota che rende probabile la presenza di ghiaccio, quindi il percorso della via comune \u00e8 da ritenersi a <b>carattere alpinistico<\/b>.<\/p>\n<p>La prima ascensione \u00e8 attribuita a Grohmann assieme ad un cacciatore di camosci di nome Matteo Ossi, il quale asseriva per\u00f2 di aver gi\u00e0 salito la cima in un&#8217;altra occasione. Altre figure importanti che hanno legato il loro nome alla montagna sono Menini, Fanton, Olivo, Bettella, Scalco e Barbiero, Da Col, Petrucci, Smith, Stabile. L&#8217;evoluzione moderna dell&#8217;alpinismo ha un po&#8217; trascurato l&#8217;Antelao, ricordiamo per\u00f2 la cordata Casarotto che ha scelto nel 1982 alcune linee particolarmente difficili su questa montagna, raggiungendo forse per la prima volta difficolt\u00e0 di 7\u00ba grado.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;40px&#8221; hide_on_mobile=&#8221;&#8221;][vc_separator][vc_single_image image=&#8221;1157&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; onclick=&#8221;img_link_large&#8221; img_link_target=&#8221;_blank&#8221;][vc_empty_space hide_on_mobile=&#8221;&#8221;][vc_single_image image=&#8221;1158&#8243; img_size=&#8221;large&#8221;][vc_empty_space hide_on_mobile=&#8221;&#8221;][vc_single_image image=&#8221;1159&#8243; img_size=&#8221;large&#8221;][vc_empty_space hide_on_mobile=&#8221;&#8221;][vc_single_image image=&#8221;1161&#8243; img_size=&#8221;large&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;40px&#8221; hide_on_mobile=&#8221;&#8221;][vc_separator][vc_column_text]<\/p>\n<h4>L&#8217;INCANTEVOLE VAL D&#8217;OTEN<\/h4>\n<p>Val d&#8217;Oten, valle Cadorina, il cui nome misterioso come la sua frequentazione si perde nella notte dei tempi, racchiusa tra le Marmarole e l&#8217;Antelao che, come vuole la leggenda, si erge gigante pietrificato sui possenti banchi calcarei del &#8220;Ciauderona&#8221;, mentre la sposa sua, &#8220;Pile&#8221; per sfuggire al maleficio che colp\u00ec gli Dei pagani, trasformata in cascata si inabissava dopo breve corsa tra le pietraie della &#8220;Gravina&#8221;.<\/p>\n<p>Val d&#8217;Oten dalle ampie pendici della Val di Pae, coperte da boschi millenari di cupe abetaie, ai loro piedi chiazze di ruvidi pini dai rami contorti condannati al magro sostentamento della poca terra che ricopre le ghiaie calcinate.<\/p>\n<p>Incantevole angolo del Cadore che, al miracolo dell&#8217;estate alpina, si ricopre di tappeti di driade, residuo glaciale delle migrazioni altaiche e pianta pioniera che, con le foglie rimaste della passata stagione e le lunghe affioranti radici, trattiene il mobile ghiaino della piana; dove i rari salici si improvvisano sostegni dei tralci rampicanti della clematide alpina dai solitari fiori azzurro-violetti; dove ancora il blu intenso della genzianella dei calcari si alterna al rosa carico della dafne striata e al giallo canario della primula auricola. Val d&#8217;Oten dove, nascosta e protetta da ginepri e mughi, regna ancora la pi\u00f9 preziosa, la pi\u00f9 bella, la pi\u00f9 rara delle nostre innumerevoli orchidee: la scarpetta di Venere o, per i non pagani, &#8220;della Madonna&#8221;: dieci anni passati dalla caduta del seme alla formazione del rizoma, dodici per il primo fiore.<\/p>\n<p>Val d&#8217;Oten dove l&#8217;alitare della brezza porta lontano il profumo del garofolino dal pennacchio, dove l&#8217;amaro lichene delle renne cerca protezione ed alimento sotto il rododendro irsuto, mentre il suo cugino pi\u00f9 elegante e delicato preferisce l&#8217;ombra del Ciauderona; ed ancora mirtilli neri e rossi, i rovi di monte, l&#8217;asclepiade, le linarie, l&#8217;eufrasia, la primula farinosa, il serpillo e piante ancora usate da sempre dai valligiani come medicine: &#8220;la farmacia del Signore&#8221;.<\/p>\n<p>Val d&#8217;Oten che, quando tutto questo scompariva sotto la coltre farinosa delle nevi invernali squassate dalla tormenta immancabile al levare delle correnti, vedeva un tempo file di calaltini che, slitta in spalla, arrancavano sull&#8217;alta neve instabile risalendo il Vanadel per poi scendere con il carico della legna tagliata in autunno, in una lunga e veloce corsa al paese.<\/p>\n<p>Val d&#8217;Oten, valle tutta calaltina, forse l&#8217;unico nostro bene, bene prezioso da conoscere, da conservare, da difendere.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;40px&#8221; hide_on_mobile=&#8221;&#8221;][vc_separator][vc_single_image image=&#8221;1163&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; onclick=&#8221;img_link_large&#8221; img_link_target=&#8221;_blank&#8221;][vc_empty_space hide_on_mobile=&#8221;&#8221;][vc_single_image image=&#8221;1162&#8243; img_size=&#8221;large&#8221;][vc_empty_space hide_on_mobile=&#8221;&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;40px&#8221; hide_on_mobile=&#8221;&#8221;][vc_separator][vc_column_text]<\/p>\n<h4>LA FAUNA<\/h4>\n<p>L&#8217;escursionista molte volte si lamenta di non incontrare animali selvatici durante le proprie uscite. E, molto spesso, ne attribuisce la colpa ai cacciatori. Niente di pi\u00f9 sbagliato, se solo si considera il prezioso ruolo che hanno i cacciatori nella cura e nel ripopolamento delle locali aree venatorie.<\/p>\n<p>Premesso questo, per\u00f2, dobbiamo ricordare che gli orari migliori per l&#8217;osservazione degli animali sono le prime ore del giorno all&#8217;alba, che non coincidono con gli orari di uscita della maggior parte degli escursionisti, e poi anche i comportamenti rumorosi limitano gli avvistamenti, in particolare degli ungulati. Infatti, questi ultimi sono sensibili ai movimenti, alle voci e anche all&#8217;odore.<\/p>\n<p>Se decidiamo di sacrificare qualche ora di sonno, iniziando quindi la passeggiata sulle Marmarole in ora antelucana, muovendoci con circospezione potremmo avvistare buona parte della ricca fauna presente.<\/p>\n<p>I primi incontri nel bosco o in qualche radura possono essere con i cervidi (caprioli e cervi) o con qualche lepre o volpe in cerca di cibo; mentre salendo di quota possiamo incontrare branchi di camosci o di stambecchi appartenenti alla famiglia dei bovidi.<\/p>\n<p>La popolazione di tali ungulati nel territorio del Comune di Calalzo \u00e8 stata stimata per nel 2002 in circa 120 caprioli, 20 cervi, pi\u00f9 di 200 camosci ed oltre un centinaio di stambecchi.<\/p>\n<p>Lo stambecco \u00e8 presente sulle Marmarole da circa 30 anni, in seguito ad una reintroduzione voluta dalla confinante riserva di caccia di San Vito, e si \u00e8 sviluppato poi nella Val D&#8217;Oten per le favorevoli condizioni ambientali.<\/p>\n<p>Oltre a questa &#8220;pregiata&#8221; presenza, annoveriamo nel nostro territorio una quantit\u00e0 notevole e variata di altre specie animali quali tasso, martora, donnola, faina, scoiattolo, ghiro e marmotta, questa reintrodotta dai cacciatori.<\/p>\n<p>Anche i volatili sono rappresentati nella quasi loro totalit\u00e0, a partire da rapaci come l&#8217;aquila, la poiana, il gheppio, l&#8217;astore e lo sparviere quali predatori diurni; la civetta, il gufo reale e l&#8217;allocco quali cacciatori notturni.<\/p>\n<p>Da non dimenticare gli spazzini della montagna come il corvo imperiale, il gracchio, la taccola e la cornacchia. Particolare attenzione meritano i tetraonidi come l&#8217;urogallo (gallo cedrone), il fagiano di monte (gallo forcello), il francolino di monte e la pernice bianca.<\/p>\n<p>I fasianidi sono rappresentati dalla coturnice. Esiste poi la presenza numerosa e variegata di picchi, cuculi, ghiandaie, gazze, tordi e di tutte lo specie di uccelli migratori.<\/p>\n<p>Presenza meno gradita, ma non per questo meno importante, quella dei rettili, quali vipera, vipera del corno ed aspide, e dei colubridi, come ande, biacchi (carbonaz), natrici del collare e coronella austriaca.<\/p>\n<p>Nei rari stagni ed acquitrini, e in generale nei luoghi umidi (anche predisposti dagli uomini), possiamo notare i batraci come rane, rospi e tritoni; pi\u00f9 raro l&#8217;incontro con salamandre nere e pezzate.<\/p>\n<p>Alla luce di quanto esposto, possiamo garantire a coloro che intendono dedicarsi all&#8217;osservazione della fauna locale che, con maggiore attenzione alle regole comportamentali specifiche per ogni specie, gli incontri con gli animali selvatici presenti nel nostro territorio sono, non solo possibili, ma anche frequenti.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;40px&#8221; hide_on_mobile=&#8221;&#8221;][vc_separator][vc_column_text]<\/p>\n<h4>LE PIANTE E I FIORI<\/h4>\n<p>\u00c8 duro vivere in montagna: lo sanno bene gli uomini, lo sperimentano gli animali ed anche le piante, definite scientificamente orofite, che devono fare i conti con enormi sbalzi di temperatura, lunghi innevamenti, radiazioni solari che un&#8217;atmosfera rarefatta non scherma a sufficienza, vento che disidrata i tessuti.<\/p>\n<p>Per sopravvivere, le specie orofite hanno sviluppato raffinate forme di adattamento: riduzione delle popolazioni, aumento del volume delle radici, presenza di peluria, adozione di tessuti capaci di trattenere l&#8217;acqua.<\/p>\n<p>Nonostante queste difficolt\u00e0, si ritiene che in montagna vivano pi\u00f9 di duemila specie di piante.<\/p>\n<p>Allo scioglimento delle nevi fioriscono gi\u00e0 eriche, farfari, crochi e soldanelle; seguite da potentille e genziane che punteggiano di giallo e blu i prati di erba secca dell&#8217;anno precedente.<\/p>\n<p>Nei boschi abeti e pini metton fuori nuovi germogli, mentre faggi, frassini, aceri, ontani, betulle, salici, maggiociondoli e sorbi vestono i rami di foglie nuove: ai loro piedi anemoni, violette e acetoselle, tappezzano il sottobosco di bianco e lilla.<\/p>\n<p>Le sponde dei ruscelli gonfi d&#8217;acqua sono tutte pialle per la vivace fioritura della calta palustre.<\/p>\n<p>La primavera avanza, intorno ai paesi i prati rinverditi si riempiono di nontiscordardim\u00e8, margherite, ranuncoli, scabiose, campanule, sileni, salvie, lupinelle, gigli rossi; nei boschi sbocciano mughetti profumati.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in alto fioriscono le genziane e le primule auricole, fra i mughi si schiudono i Cypripedium Calceolus, i rododendri e le pinguicole (piante carnivore: si cibano di insetti che catturano con le vescicole viscose delle loro foglie!).<\/p>\n<p>Pian piano anche i ghiaioni si vesto dei cuscini delle bianche triadi, delle posentille rosa, di cerastio, di garofani profumati, di sassifraghe, di rododendri nani: specie questa, come molte altre, di antica origine sopravvissuta alle glaciazioni.<\/p>\n<p>Arriva l&#8217;estate, nei boschi fioriscono i ciclamini, maturano fragole, mirtilli e tante altre bacche, alcune velenose e nell&#8217;ombra umida crescono i funghi.<\/p>\n<p>Sui pascoli alti, una volta luoghi di pascolo e fienagione, cresce qualche ostinato larice, sbocciano gigli martagoni, acopiti, cardi, aquilegie, epilobi ed arniche.<\/p>\n<p>Dalle fessure delle rocce spuntano incredibilmente raponzoli, pederole e campanule; mentre, sui praticelli sottostanti alle pareti, appaiono nigritelle, stelle alpine e cuscini di silene acaule.<\/p>\n<p>Quando l&#8217;estate se ne va le prime brine ingialliscono le erbe della montagna; a valle le ultime fioriture di genziane asclepiadee e di colchici anticipano l&#8217;esplosone di colori del bosco autunnale, fatto dell&#8217;oro dei larici, dell&#8217;arancio dei faggi, del rosso dei ciliegi, del viola dei viburni e del verde dei pini e degli abeti.<\/p>\n<p>Il grigio dei tronchi ed il bianco della neve segneranno il riposo dell&#8217;inverno[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/section>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text] LE MARMAROLE Il gruppo delle Marmarole si presenta come una lunga catena di cime con andamento sostanzialmente ovest-est, che si sviluppa per oltre 13 km tra la Cima Bel Pra e il Pian dei Buoi. Essa viene solitamente divisa in tre settori: il Sottogruppo del Bel Pra (Marmarole Occidentali), le Marmarole Centrali e il Sottogruppo del Ciastelin (Marmarole&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-1149","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/caicalalzo.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1149","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/caicalalzo.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/caicalalzo.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/caicalalzo.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/caicalalzo.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1149"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/caicalalzo.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1149\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1167,"href":"https:\/\/caicalalzo.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1149\/revisions\/1167"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/caicalalzo.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1149"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}