Chi siamo

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Chi siamo?

Quando sentiamo parlare di montagna, la prima immagine che si forma nella nostra mente è quella di una cima rocciosa. Ma la montagna non è solo “croda”. Montagna è un concetto ampio che certamente comprende rocce, boschi, sentieri, torrenti, ma anche storie, tradizioni e cultura. Per questo nella sezione Calaltina del CAI, che vanta oltre 450 soci, sono stati creati dei gruppi di lavoro, ognuno dei quali si occupa di un settore specifico.

C’è il gruppo escursioni che organizza le escursioni (alpinistiche ed escursionistiche) inserite nel “calendario gite estive” delle sezioni cadorine. Ogni domenica di luglio e agosto una proposta rivolta a turisti e residenti, per far conoscere le nostre montagne a chi da solo non avrebbe la possibilità di avventurarsi su percorsi un po’ più impegnativi.

Nella nostra sezione non ci sono solo esperti di alpinismo, esistono anche esperti di cucina che dimostrano le loro doti in occasione delle feste, organizzate direttamente o in collaborazione con altre associazioni, che si svolgono nelle nostre comunità. Primo appuntamento, a fine maggio, è la festa della famiglia alla Casera Aiarnola nel comune di Comelico Superiore. Si prosegue a giugno con la festa dell’ambiente, tradizionale ritrovo con i ragazzi per concludere in bellezza il programma di educazione ambientale svolto durante l’anno scolastico. Altro importante momento di ritrovo è la festa di settembre al ricovero, che conclude le attività estive in montagna; tutti i soci e simpatizzanti si riuniscono sul prato di “Pianezze” presso il ricovero sezionale Frescura Rocchi per festeggiare la stagione appena conclusa. Ormai sono entrate nella tradizione la distribuzione del vin brulè la notte di Natale ed il “Brusà la Vecia” la sera dell’Epifania.
Anche se queste attività non rientrano nei compiti istituzionali del CAI organizziamo con entusiasmo questi incontri, convinti dell’utilità di momenti di aggregazione ed amicizia nella vita sociale del paese.

È un compito istituzionale molto importante invece quello di mantenere in efficienza i vari sentieri CAI all’interno del territorio di nostra competenza. Eliminati i famigerati “baranci” e apposta l’adeguata segnaletica, gli appassionati possono, con tranquillità, camminare per la nostra montagna.

Una corsa in montagna, che si trasforma in festa, è un’altra delle manifestazioni che la Sezione organizza. Si tratta della “Calalzo-Chiggiato”, che richiama i migliori atleti della specialità ogni anno a luglio. Questa gara permette di ricordare personaggi che hanno lasciato un segno nel mondo della Montagna Calaltina: è stata infatti dedicata ai fratelli Fanton, al Commendatore Molinari, primo presidente della sezione CAI e a Sandro Valcanover, per molti anni gestore del Rifugio Chiggiato.

Rimangono per ultime, ma non per questo meno importanti, le serate culturali durante le quali famosi alpinisti si raccontano e descrivono le loro imprese, facendoci così scoprire che i problemi, le difficoltà, ma anche il fascino e la bellezza sono comuni a tutte le montagne della nostra Terra.

Il direttivo

Presidente Antonella Fornari
Vice Presidente Alberto Carboni
Marilisa De Gerone

Segretario          Mery Piazza

Tesoriere           Mario De Gerone

Consiglieri
Mariachiara Cravero
Gaetano Da Vià
Martina Da Vià
Patrizia Fiori
Massimo Fumagalli
Roberta Liessi
Gabriele Longo
Vittorio Marchetto
Mario Momesso

Delegato         Attilio Molinari

Storia

Tanto orgoglio e un pizzico di sano campanilismo
alle origini della nostra esperienza.

Perché una sezione del CAI a Calalzo? La risposta più semplice ed immediata sarebbe: perché no?

Se invece vogliamo approfondire l’argomento, potremmo dire che a quel tempo, primi anni ’60, chi voleva iscriversi al CAI doveva rivolgersi alla sezione di Pieve di Cadore oppure alla Sezione Cadorina di Auronzo, ed accettare democraticamente le delibere delle rispettive direzioni. È ovvio che, nonostante la passione e la partecipazione concreta, i calaltini non avrebbero potuto contare un granché nelle decisioni in quanto marginale minoranza rispetto agli iscritti. Da qui nasce l’idea tra amici calaltini iscritti al CAI di prodigarsi per la costituzione di una sezione a Calalzo.

Un piccolo numero di giovani che condividevano le stesse passioni per la montagna, che compartecipavano alle iniziative del Gruppo Aquilotti Calalzo, espressione giovanile di attività alpinistica in genere e folcroristica, che, diciamolo sottovoce, con una visione campanilistica vedevano volentieri il nome di Calalzo competere con le altre realtà cadorine, presero l’iniziativa di chiedere alla direzione centrale del CAI l’istituzione della sezione di Calalzo.

L’ingegner Apollonio di Cortina, delegato del CAI per la zona del Cadore, prese contatto con i promotori dando il suo assenso all’istituzione della sezione di Calalzo, previa la garanzia di un certo numero di iscrizioni. Il numero di adesioni arrivò presto. Si iscrissero giovani e meno giovani di Calalzo e anche molti villeggianti.

Finalmente la sezione di Calalzo poteva vantare le sue glorie nelle gesta dei fratelli Fanton, che furono esempio e sprone ad altri giovani calaltini (vedi De Bon Gianmarria, Fanton Giovanni, Rocchi Alfonso, Frescura Leo, ecc.). È bene ricordare che nel costituendo Corpo Soccorso Alpino aderirono con entusiasmo molti giovani, e primo fra tutti, nonostante l’età, la guida alpina Ernesto Bertagnin, altro vanto della sezione. Il gagliardetto della Sezione Cai Calalzo può vantare una madrina che fa onore a tutto il paese di Calalzo: Luisa Fanton.

Il volo degli aquilotti

Da molti anni le scuole calaltine portano avanti un Progetto di Educazione Ambientale in collaborazione con la nostra Sezione. Principale protagonista, la scuola primaria. Gli obiettivi educativi e didattici consentono agli alunni:

di conoscere le caratteristiche del loro ambiente di montagna,

di comprendere quali sono le trasformazioni operate dall’uomo,

di acquisire un comportamento rispettoso dell’equilibrio degli ecosistemi e di qualsiasi tipo di vita presente in natura,

di comprendere che la natura è un patrimonio comune che va difeso,

di intuire quale sia il modo per un uso razionale delle risorse ambientali.

Le insegnanti, in autonomia o in collaborazione con gli esperti del CAI, tengono lezioni propedeutiche o di approfondimento sugli argomenti con l’ausilio di materiale audiovisivo. All’incontro in aula segue un uscita in ambiente per imparare a “toccare con mano” il territorio, acquisire gli elementi fondamentali per riconoscere piante e fiori e il loro utilizzo in campo economico ed officinale.

Tante sono state le iniziative e le attività che, in ogni caso, ci auguriamo di poter proseguire. Fra queste:

incontri con personaggi famosi del mondo dell’alpinismo (come per esempio Fausto De Stefani) che hanno portato le loro esperienze e i loro affascinanti racconti;

la raccolta di minerali sotto la guida attenta dell’esperto Sergio De Bon;

le lezioni di orienteering per acquisire le prime nozioni sull’utilizzo della bussola e la lettura di una cartina topografica;

le esplorazioni in ambiente nell’ambito del progetto “Piave 2001” in cui protagonista é il fiume con il suo patrimonio di storia, di microfauna, di bioindicatori vegetali della qualità delle acque;

2002 Anno Internazionale della Montagna: realizzazione di un Sentiero Botanico lungo il tragitto fra le frazioni di Rizzios e di Grea. Sono state catalogate piante e costruiti piccoli ripari per uccelli. Tutto ciò si è trasformato in un laboratorio didattico permanente;

sempre in ambiente scolastico, l’artista Vico Calabrò ha lasciato un suo duraturo ricordo con un affresco suggestivo dal titolo: “La montagna fra la storia e la leggenda”.

Le attività sono proseguite e sono ancora vive anche tramite il progetto “Disegnare il futuro”, un progetto di innovazione didattica rivolto agli alunni della scuola primaria (a partire dalla classe III) e secondaria di primo grado con finalità di conoscenza dell’ambiente in tutte le sue manifestazioni, progetto purtroppo a oggi “congelato” sempre a causa dell’emergenza sanitaria in atto.

Ormai il rapporto Scuola – CAI è talmente consolidato che gli obiettivi e le attività di educazione ambientale fanno parte stabile della programmazione educativa e didattica. Gli esperti del sodalizio sono ormai presenze costanti, si direbbe AMICI!

L'impegno del CAI per le nuove generazioni.

La brillante esperienza di un gruppo di giovani
calaltini prima della nascita della sezione CAI.

È importante e doveroso scrivere, perché resti nel tempo, la storia degli Aquilotti di Calalzo, che sono stati i primi a tracciare una strada fatta insieme di alpinismo e di attività comunitarie e sociali per tutto il paese e per gli ospiti. Ed è su questa traccia di attività parallele che oggi si muove il CAI di Calalzo.

L’immediato dopoguerra aveva portato una travolgente ondata di entusiasmo, gioia di vivere, di essere liberi, con l’esigenza di raggrupparsi per divertirsi con spensieratezza. In questo clima di particolare euforia – anno 1947 – sono nati gli “Aquilotti di Calalzo”: un gruppo di ragazzi esuberanti, volenterosi, pieni di iniziative, accomunati dal grande amore per il loro paese e per le montagne che lo circondano.

Erano tempi, quelli, in cui oltre alle proprie gambe, i mezzi di locomozione abituali si fermavano alla bicicletta o al massimo al motorino, quindi si “viveva” il paese ed intensi erano i rapporti comunitari. Ovunque si formavano gruppi spontanei di ragazzi che amavano andar per crode: Scoiattoli a Cortina, Caprioli a San Vito, Ragni a Pieve, Aquilotti qui, probabilmente perché sulle Marmarole nidifica l’aquila. I calaltini però non andavano solo per crode o con gli sci da fondo. Il loro impegno si indirizzava anche al folclore, alle feste danzanti, all’animazione turistica. La lunga permanenza estiva dei villeggianti dava la possibilità di creare legami e l’esigenza di intrattenere gli ospiti. Allora si organizzavano escursioni domenicali di massa accompagnando i turisti ai rifugi: memorabile una salita al Galassi con 120 partecipanti! Nessun compenso veniva richiesto: bastava il sorriso di qualche ragazza, lo stare in compagnia allegramente e il far conoscere a “quelli di città” la bellezza della montagna.

I “Carri Fioriti” erano una tradizione estiva della valle. Venivano addobbati con piante e fiori, si mostravano i vecchi attrezzi di lavoro, al seguito stavano le ragazze vestite in costume locale, si cantava, si ballava. E poi le serate danzanti nella sala della Cooperativa e anche l’elezione della Reginetta! A tutto questo provvedevano gli Aquilotti, diretti da un eclettico Sergio Piccin, di professione fotografo, ma con doti tanto di rocciatore quanto di animatore mondano. Era praticamente un vulcano di idee, proposte, iniziative che portava avanti con tenacia e successo. E così il 6 maggio 1954 si stese uno statuto con le nomine del Consiglio Direttivo: presidente Sergio Piccin e segretario-tesoriere Luigino Giacobbi, che puntualmente teneva i rendiconti di bilanci e quote di tesseramento, nonché le relazioni della varie assemblee.

Dinamica e di notevole importanza fu anche l’attività alpinistica, capeggiata dal forte rocciatore Gianmaria De Bon, con Alfonso ed Enzo Rocchi, Sergio Piccin e Mario Novello. Furono effettuate ascensioni sul Froppa e sulla Cresta degli Invalidi, e aperte due nuove vie sulla Cima Nord di Val di Tana. Gianmaria con Gianni Bonafede di San Vito scalò la Torre dei Sabbioni su una via di Vº superiore.

Nel 1955 il CAI diede vita al Corpo Soccorso Alpino, organizzando il servizio in tutte le Alpi. Per il Centro Cadore la Stazione Unica del Soccorso Alpino fu creata a Pieve di Cadore e, vista la distanza di soli due chilometri tra Pieve e Calalzo, fu respinta la domanda di creare un’altra stazione anche nel nostro paese. Quando gli Aquilotti furono invitati a far parte di tale squadra del Soccorso Alpino, avanzarono la proposta di portare almeno del materiale a Calalzo, e soprattutto ai rifugi Chiggiato e Galassi, per una maggiore tempestività dei soccorsi. Anche questa seconda richiesta fu respinta, l’ulteriore rifiuto ingiustificato portò il gruppo Aquilotti a dare in blocco le dimissioni dal Corpo del Soccorso Alpino. Spesso l’entusiasmo e la generosità dei volontari vengono a scontrarsi con le regole, la burocrazia ed i limiti imposti da chi ha la visione generale del servizio, la responsabilità, l’organizzazione e l’impegno economico. Nonostante le sofferte dimissioni gli Aquilotti diedero comunque sempre la loro disponibilità in caso di bisogno, in quanto di anno in anno aumentavano le richieste di aiuto di rocciatori ed escursionisti infortunati o in difficoltà. Soccorsi portati a termine con qualsiasi tempo ed in ogni stagione, prontamente, generosamente e molto spesso senza un ringraziamento.

Il “Grazie Aquilotti” viene ora da noi, oggi che saliamo su sentieri ben battuti, portati in quota da auto o mezzi di risalita, che arrampichiamo con scarpe firmate e con corde che, anche se bagnate, non diventano rigide e pesanti come l’acciaio. Che ci difendiamo da pioggia, vento e gelo con piumini e giacche in goretex, che non dobbiamo centellinare la tavoletta di cioccolato o i soldi in tasca per la cena in rifugio. Il nostro grazie sarà purtroppo raccolto dai pochi che ci sono. Tanti di questi Aquilotti se ne sono andati – tragicamente o no – e ci aspettano “sui monti del Paradiso dove il Buon Dio – come nella canzone – li lascia andar!”.